Appunti sparsi di inizio anno. 07.01.2021

Posso scrivere di tanto in tanto su questo blog senza pretendere di compiere grandi gesta? No. Forse. Sì.

Sorvolo sulle frasi di rito su quanto sia stato strano il 2020. Ne abbiamo bisogno?

  1. Trend generale delle letture del 2020: l’internamento. Non l’ho neanche fatto apposta. Ho cominciato l’anno con Le libere donne di Magliano di Mario Tobino e mi aspettavo che avrei approfondito il tema di donne e manicomio, e invece mi sono trovata su una strada un po’ diversa, da Se questo è un uomo di Primo Levi a Una giornata di Ivan Denisovič di Aleksandr Solženicyn, passando per l’eccellente (eccellente, eccellente, eccellente) L’università di Rebibbia di Goliarda Sapienza e anche toccando esperienze più lontane (e meno letterarie) come Vivere. La mia lotta per la libertà di Yeonmi Park. Ah, e I ragazzi della Nickel di Colson Whitehead. E altri libri letti iniziano o finiscono in carcere, riformatorio, campi di lavoro e altri luoghi di limitazione della libertà e/o prigionia. (Non li cito perché o sono spoiler, o, in un caso particolare, erano davvero davvero brutti.)
  2. La domanda: si tratta di un tema che continuerò a esplorare anche quest’anno? Possibile, considerando anche che per l’appunto voglio tornare a donne e manicomio. Tuttavia, si sa che quando mi prefisso temi li nego sette giorni dopo, quindi chissà. Forse il trend sarà wilderness. Forse sarà wilderness _americana_.
    Solo il pensiero mi riempie di orrore.
  3. Nel mio log di lettura del 2020 ho 13 libri non finiti. A questi ne aggiungerei altri due che non ho neanche messo nel log. Di questi, due sono effettivamente in corso perché vengono letti solo in momenti speciali o come buffer tra letture diverse; alcuni sono stati abbandonati coscientemente; la maggior parte è la solita non fiction che comincio piena di speranze e poi mollo dopo due capitoli perché è già diventata ripetitiva e niente mi motiva ad andare avanti; infine alcuni sono libri di cui ho letto davvero una dozzina di pagine e che aspetto di cominciare “sul serio” più avanti.
  4. Vi interesserà sapere che i libri buffer sono Il monaco di Matthew G. Lewis e Cromorama di Riccardo Falcinelli. Il primo (un classico della letteratura gotica) è davvero ottimo per prendere sonno, con i suoi dialoghi verbosi, i lunghi racconti, i colpi di scena super drammatici ma anche estremamente distanti dalla realtà; il secondo (saggio sull’evoluzione dell’uso del colore nel mondo occidentale) va bene per staccare senza coinvolgimento emotivo, possibilmente in un momento di illuminazione decente: è un libro simpatico.
  5. Vi dico quelli abbandonati, per altri colpi di scena drammatici:
    1. Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore di Sylvia Townsend Warner. Mollato al 50%. Mi rendo conto che è un libro molto amato. Possibilmente non capisco niente eccetera. Ma né la prosa né la storia mi davano nulla, al tempo di lettura. Né gioia né fastidio.
    2. Il vero controllore del popolo di Andrei Kurkov. Interrotto verso il 30%. Ero convinta di inoltrarmi in una narrazione comica e grottesca della Russia stalinista, e l’ho trovata, solo che né il comico né il grottesco hanno funzionato con me, in questo caso.
    3. The sea, the sea di Iris Murdoch. Un’autrice che amo molto ma della quale per ora ho letto solo la sua produzione iniziale (1954-63). Passare al libro con cui ha vinto il Booker nel ’78 forse è stato azzardato, perché il suo tono è cambiato molto rispetto ai suoi primi romanzi. E anche perché The sea, the sea è tutto sommato una evoluzione (e what if) di The Black Prince, e forse leggerlo senza aver letto prima The Black Prince non è saggio. (Ora ho letto The Black Prince e quindi torno in gioco, anche se penso che mi manterrò sul percorso cronologico. Tornerò a The sea, the sea dopo altro.)
  6. Tra i libri “cominciato, ma lo ricomincio dopo” c’è La città condannata di Boris e Arkadij Strugackij, recentemente pubblicato da Carbonio editore, che ho provato a leggere in un momento in cui ero presa da tutte altre finzioni da toni molti diversi, per cui mal assortimento, mal assorbimento. Ci riprovo più avanti.
  7. L’impresa vera dell’anno è stata leggere una visual novel, tra l’altro una delle più lunghe a noi note, Umineko no naku koro ni di Ryukishi07. Parzialmente ho barato: negli ultimi episodi ho optato per il manga perché non stavo più nella pelle e volevo sapere. Vorrei comunque raccontare come è andata e soprattutto _cosa è_, magari senza grandi pretese. Perché è davvero… è davvero lunga. La storia di per sé, la storia da spiegare, la storia da capire. E io sono troppo vecchia. E comunque sto considerando di ricominciarla col manga daccapo. E ci sono le altre storie di questo franchise da raccontare. Oh my. (L’ho già detto che sono troppo vecchia? Lo sono, possibilmente, per queste storie che sono principalmente racconti di formazione. E ancora, il mezzo e l’esecuzione sono così interessanti! Basta, basta, crocetta, ne devo parlare con calma.)
  8. Libro peggiore: Death in her hands di Ottessa Moshfegh (La morte in mano nell’edizione italiana Feltrinelli). 7 ore di audiolibro sono sembrata una eternità. Una eternità di tortura. Nonostante l’ottima narratrice. Il problema: è un character study che non va da nessuna parte, e con grande pretenziosità nel non andare da nessuna parte. A malapena un esercizio di scrittura creativa in attesa di essere accettato (in senso di, passato sotto l’accetta) a un workshop di un qualche muffo MFA (“Hai scritto 150 pagine, ma anche 9 per questa storia sarebbero troppe.”). Moshfegh, ho scoperto poi, l’aveva scritto anni fa e l’ha tirato fuori per pubblicare qualcosa, perché il mercato non aspetta. A qualcuno piace, e buon per Moshfegh, ma ennesima riconferma di quanto il mercato editoriale americano sia un mindless tritacarne di pagine e storie inutili. Terrificante.
  9. Best of e notabili dell’anno:
    1. Il già citato L’università di Rebibbia di Goliarda Sapienza (Einaudi). Uno sguardo personale, distintivo e lo stesso lucido sull’esperienza in carcere e sulla società interna allo stesso. Anche con momenti molto felici.
    2. Earthlings di Sayaka Murata, che uscirà in italiano per E/O quest’anno. Non ho ancora letto il primo libro dell’autrice. Sono stata attratta da questo per le storie pazze di alieni e magical girls. Non ci posso credere, un romanzo contemporaneo che mi fa _sentire_ qualcosa, il senso di alienazione di questa generazione sopra ogni cosa, e tutto questo raccontando una storia solida, mediata da un immaginario che è familiare e allo stesso tempo spaventoso. Bontà, datemi questa roba tutto l’anno e buttate gli americani dalla finestra.
    3. Mexican Gothic di Silvia Moreno-Garcia è stato un bel momento di successo per l’autrice e per il genere, e un buon momento per me per scoprirla. Si tratta di un gotico ambientato negli anni ’50 in Messico, e quando dico gotico intendo che prende bene bene gli elementi del genere e li usa con sapienza, con il ritmo giusto, con un senso di dread sotterraneo che si realizza con tanto di fiocco nella sezione finale del libro. E’ un romanzo gustoso. Unica pecca, il modello di eroina aspirational che viene dalla letteratura YA e che secondo me può non funzionare con lettori più esigenti. (Ahimé su questo Moreno-Garcia insiste anche nei suoi altri romanzi, tra l’altro tutti generi diversi! Autrice competente ma ti deve piacere quel gusto lì.) (In italiano esce in autunno per la collana Oscar Vault di Mondadori)
    4. Catherine House di Elisabeth Thomas è uno di quei libri figli di Dio di illusioni di Donna Tartt. C’è il college di èlite e ci sono i segreti, e molta malinconia. In questo senso, lo si può amare o odiare, sia per le sue chiarissime influenze che per la storia in sé, che in questo caso vira verso la speculative fiction con elementi fantastici centrali e impalpabili. A me è piaciuto molto.
    5. Classici / Recuperi che ho molto apprezzato:
      • Black Narcissus di Rumer Godden (finalmente! dopo almeno 7 anni che lo avevo sull’ereader!) e Nip the buds, shoot the kids di Kenzaburo Oe (per un verso e per un altro mi piacciono le storie di closed communities, che è anche una delle ragioni per cui mi piace molto Iris Murdoch)
      • per la serie what a trip!: Ice di Anna Kavan e Nevada di Imogen Binnie (di nuovo! sono viaggi assurdi, ma viaggi assai diversi)
      • domesticità mostruose: Figure nel salotto di Norah Lange e L’ospite e altri racconti di Amparo Dávila
      • libri che mentre poltrivano sullo scaffale hanno visto nuove edizioni o pure cambiato editore: finalmente ho ripreso e finito per intero La pelle di Curzio Malaparte; Inseparabile di Lalla Romano
    6. Altri libri su cui vorrei dire cose ma troppo difficile in due righe: The Rift di Nina Allan e Città sommersa di Marta Barone. Ho iniziato a scriverne un po’ ad agosto… magari riprenderò e finirò per il prossimo agosto. (Faccina bastonata.)
    7. Ho finito la trilogia de Il problema dei tre corpi di Cixin Liu. Caldamente consigliata.
  10. La vera stella del 2020, lo sa chi mi è (suo malgrado) vicino, è stata la serie animata She-Ra and the Princesses of Power (2018) che quest’anno ha visto la conclusione con la quinta stagione. In precedenza avevo letto sia Nimona che i primi volumi di Lumberjanes di Noelle Stevenson (la creatrice / show runner) e pure apprezzando non le avrei dato così tanta fiducia, e invece. Invece! She-Ra è una serie per bambini che riesce a gestire in modo elegante gli archi emozionali dei personaggi e i temi della storia senza perdere le fila degli intrecci, e soprattutto senza perdere colpi in quella comicità fatta di corpi (animati) e di parole e di musica. È immensamente divertente e coinvolgente e personale (si fatica a pensare che sia remake di una serie fatta per vendere giocattoli e che sia prodotta da Netflix), e ha un valore potenziale che va oltre il passo in più che ha fatto nei confronti dei suoi contenuti lgbt (siamo sulle spalle di giganti ecc.). E se c’è una cosa da dire, l’ho detta e la ridico qui in blu: She-Ra and the Princesses of Power è L’Amica Geniale senza Nino Sarratore. (Questo dovrebbe bastare per dirvi: andatela a vedere, it’s an adventure!)
  11. Attesi del 2021. Idealmente esce un nuovo ambizioso Franzen, esce un Ishiguro che potrebbe interessarmi (Klara and the Sun), esce Solenoide di Mircea Cartarescu in italiano per Il saggiatore… su Twitter ho raccolto un po’ di segnalazioni. A marzo esce un nuovo romanzo di Catriona Ward, autrice da tenere d’occhio. Mi interessa relativamente tuttavia cosa esce quest’anno perché…
  12. Propositi di lettura per quest’anno: principalmente libri che rimando da tempo, che sono sullo scaffale da anni o che mi prometto sempre di leggere prima o poi. Letteratura gotica classica, classici del primo novecento, letteratura del mondo, metà dei libri de L’altra biblioteca (xD). Per carità, vediamo come va, a ogni libro serve il momento giusto. Ma bisogna anche essere coraggiosi. Twitter thread sui propositi.
  13. Ascoltate i consigli di Gardy. Guardate Attack on Titan. Poi venite qui che _bisogna parlarne_. Rispetto al video di Gardy (che è no spoiler fino al minuto 10 o giù di lì, comunque indicato), aggiungo che tutta la serie, oltre che su Prime e Netflix, è visibile aggratis su VVVID – compresa la quarta in uscita, e doppiata -. E dai, vi costa _di più_ non vederlo!

Ecco fatto, ho scritto un post. (Look, I made a hat). Siamo contenti ora?!

(Sto imparando a ricamare, dunque ecco
Adora e Catra da She-Ra and the Princesses of Power (2018))